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"i Di Fiore FOTOGRAFI sono i miei Fotografi"

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Articolo del 13/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 5839 Volte

19 marzo 2008 festa del papà. Storia, immagini. Claudio Baglioni dedica "Avrai" al figlio.

Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il santo protettore dei poveri e dei derelitti, poiché i più indifesi hanno diritto al più potente dei Santi. In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata alla richiesta di un riparo per il parto.
Questo atto, che viola due sacri sentimenti: l'ospitalità e l'amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l'allestimento di un banchetto speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di san Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa.
Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa. La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche, che si ritrovano un po' in tutte le regioni d'Italia: i Falò e le Zeppole.
Poiché la celebrazione di san Giuseppe coincide con la fine dell'inverno, si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano.
In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni li scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe.

Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa.
A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di san Giuseppe, ha un fervore particolare.
Nel passato, ad ogni angolo di strada era possibile trovare un banco di frittelle, e tutta la città era addobbata da decorazioni festive.

in collaborazione con la dott.sa Liliana Castello.

Fonte: http://www.amando.it
 

Articolo del 13/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 30887 Volte

difiorefotografi - Le più belle frasi tratte da canzoni. Seconda parte. Poesie, aforismi, musiche pe

- “If I had just one more day, I would tell you how much that I've missed you since you've been away. Oh, it's dangerous. It's so out of line, to try to turn back time. I'm sorry for blaming you for everything I just couldn't do…And I've hurt myself by hurting you.”
Christina Aguilera- Hurt.

-“ …è una farfalla che muore sbattendo le ali. L'amore che a letto si fa , prendimi l'altra metà. Oggi ritorno da lei…”
Umberto Tozzi- Ti amo.

- “It's sad, so sad. It's a sad, sad situation . And it's getting more and more absurd. It's sad, so sad,
why can't we talk it over? Oh it seems to me that sorry seems to be the hardest word.”
Elton John- Sorry seems to be the hardest word.

-“Poi come fa il vento con le rose, vorrei spogliarti soffiando su di te…”
Eros Ramazzotti- Per me per sempre.

-“Tu sarai la regina dei miei desideri, l’orizzonte costante di questa realtà. Tu che sei per me, come vedi, tutto quello che un uomo sognare potrà.”
Sergio Cammariere- Tutto quello che un uomo.

-“For what is a man, what has he got? If not himself, then he has naught, to say the things he truly feels and not the words of one who kneels. The record shows I took the blows and did it my way!”
Frank Sinatra- My way

-“Lasciami fare, come se non fosse amore…Ma, per errore, chiudi gli occhi e pensa a me”
Loretta Goggi- Maledetta primavera.

- “Io sto bene se stai bene tu, sono felice. Vorrei fare qualche cosa di più, è il cuore che lo dice. Ma tra le mie mani c'è solo il tuo amore e penso al domani, tra speranza e dolore…”
Andrea Mingardi&Mina- Mogol e Battisti.

-“E quando non verrà mattina, resterò accanto a te. E quando il buio si avvicina…se succede pensa a me. E mi ritrovo a non capire, mentre il giorno muore, ed ogni notte era amore…ed ogni giorno era un errore.”
Tiziano Ferro- Salutandotiaffogo.

-“ Smile, without a reason why. Love, as if you were a child. Smile, no matter what they tell you. Don’t listen to a word they say, 'cause life is beautiful that way.”
Noa- Beautiful that way.

- “…questa sera di luglio il cielo è pieno di stelle…e i tuoi occhi scrivono una canzone sulla mia pelle. Che cosa non darei, per fermare adesso tutto. Che cosa non farei, per dire che ti sento. Perché ho mal di te…ho solo mal di te. In questa strana atmosfera, serena.”
Pino Daniele- Mal di te.

- “I follow the night, can't stand the light. When will I begin to live again? One day I'll fly away, leave all this to yesterday. What more could your love do for me? When will love be through with me?”
Randy Crawford- One day I’ll fly away.
-“Si sta facendo notte. Se questa nostra stella non decolla avrò sbagliato e anche tu, che ti aspettavi di più! Son giochi disonesti. Per tanti irresistibili idealisti, assoluzione non c’è…”
Renato Zero- Si sta facendo notte.

-“Dimmi, che mi osservi anche quando non mi stai accanto. Tu, mi stupisci…anche se non sai ridere dei tuoi difetti. Dimmi, che mi ascolti anche quando sei tra gente che non sa…e ti confonde. Tu, te ne stai lì seduto ad ascoltare il tempo.”
Le Vibrazioni- Dimmi

-“Solo per te, convinco le stelle a disegnare nel cielo infinito qualcosa che somigli a te. Solo per te, io cambierò pelle, per non sentir le stagioni passare senza di te. Come la neve non sa coprire tutta la città…Come la notte non faccio rumore…se cado, è per te.”
Negramaro- Solo per te

-“Amore mio, ma che cos’hai tu di diverso dalla gente? Di fronte a te, che sei per me così importante, tutto l’amore che io posso è proprio niente.”
Claudio Baglioni- Con tutto l’amore che posso.

fonte: www.testimania.leonardo.it

in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 16/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 3110 Volte

23 marzo 2008 Pasqua: 7 cose da non fare con un uovo di Pasqua. Storia, video, immagini, tradizioni.

Qual’è il significato simbolico dell’uovo di Pasqua?


Nell’iconografia cristiana, l’uovo è il simbolo della Resurrezione: il guscio rappresenta la tomba dalla quale esce un essere vivente. Per i pagani l’uovo è il simbolo della fertilità: l’eterno ritorno alla vita. Per i filosofi egiziani l’uovo era il fulcro dei quattro elementi.
Per gli israeliti un dono da portare agli amici o lo regalavano a chi festeggiava un compleanno. Gli antichi romani usavano dire: ”Omne vivum ex ovo” Dipingere e decorare le uova durante il periodo pasquale risale a quest’ultimo periodo: donarne uno colorato era sinonimo di auguri e buoni auspici.

Oggi ritroviamo in molte tradizioni l’uso delle uova per celebrare la ricorrenza pasquale i popoli Slavi dipingono le uova per donarle come simbolo di buon asuspicio, amore e fertilità e le case vengono addobbate con uova colorate. In Germania, Austria e Svizzera si nascondono uova colorate nel giardino o all’interno dell’abitazione e si invitano i bimbi a cercarle affermando che sono state lasciate dai leprotti e si decorano alberi o ramoscelli pasquali. In alcune regione della Francia si nascondono le uova dipinte nei giardini e si narra ai bambini che sono state lasciate dalle campane che la notte del Venerdì Santo hanno volato fino a Roma per prenderle ed è per questo che nessuno le sente suonare durante la notte della Passione.

Nei Paesi Scandinavi è tradizione compiere anche dei giochi con le uova sode: i più noti: far rotolare le uova da un dosso e vince chi ha lasciato quello che arriva più lontano con il guscio integro, altra abilità è tenere un uovo lesso in mano e cercare di romper quello tenuto dall’avversario. Ma le uova nelle Nazioni del Nord assumono anche altri significati andare in chiesa con in tasca un uovo nato il Giovedì Santo smaschera le streghe” Un uovo lasciato in ciascuno dei quattro angoli del campo, nei solchi arati, aiuta invece ad avere un abbondante raccolto.

Gli Ortodossi celebrano la ricorrenza dei morti il venerdì successivo al giorno di Pasqua. In questa occasione qualcuno colora le uova di rosso e le mette sopra le tombe, come augurio di felice vita ultraterrena per i loro cari che sono sepolti. Questa tradizione è legata ad una leggenda che narra di Maria che faceva divertire di Gesù Bambino con uova colorate. Il giorno di Pasqua Maria tornata sul sepolcro, lo trovò aperto e sul ciglio scorse delle uova rosse!!!


in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
Fonte: www.abcvacanze.it
 

Articolo del 22/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 26385 Volte

La giarrettiera per la sposa - Origini, storia, credenze e curiosità - Tradizioni vecchie e nuove.

Originariamente la giarrettiera consisteva soltanto in un laccio. La prima volta che il termine viene citato è nell'800 d.C. negli scritti di Eginardo: descrivendo l'abbigliamento di Carlo Magno, parla di "giarrettiere" che sostengono le calze del monarca.

Nell'abbigliamento maschile è presente a partire dal 1200. A metà del XIV secolo Edoardo III d'Inghilterra, in seguito a un incidente occorso alla contessa di Salisbury a un ballo di corte, designa la giarrettiera come il simbolo dell'onorificenza più prestigiosa della corona inglese, ” l'Ordine della Giarrettiera”, lanciando anche il celeberrimo motto presente ancora sullo stemma reale "Honni soit qui mal y pense" (sia svergognato chi ne pensa male).

A partire dal XVIII secolo si attribuì alla giarrettiera un culto speciale, adornandola di pietre preziose, gioielli a forma di piccoli lucchetti, nastri e pizzi, spesso con ritratti del proprio marito o compagno (anche fuori dal matrimonio).

Alla giarrettiera si attribuivano poteri soprannaturali: si diceva, ad esempio, che un fantasma non poteva attraversare una porta chiusa con una giarrettiera.

È del XIX secolo l'uso di giarrettiere in tessuto elasticizzato. Nello stesso secolo si impose la moda di portare non più due giarrettiere l'una sopra il ginocchio per fissare la calza, l'altra sotto di esso per vezzo, ma una sola sopra il ginocchio.

Un noto costume matrimoniale delle famiglie nobili consisteva nel dividere fra gli invitati una giarrettiera in piccoli pezzi. Il cosiddetto "don de la jarretière" (dono della giarrettiera), è conosciuto e praticato in Francia, presso le popolazioni francofone del Belgio, anche nei matrimoni fra contadini del Palatinato Superiore e dell'Alsazia. Oggi in questa usanza in Italia e altrove la giarrettiera è stata sostituita dalla cravatta dello sposo, che viene tagliata e distribuita tra gli invitati. Ma anche questa tradizione sta un po’ andando a scemare.

A partire dalla fine del XIX secolo l'uso della giarrettiera ha cominciato a entrare in decadenza a causa dell'avvento del reggicalze femminile prima e del collant e delle calze autoreggenti poi.

Al giorno d’oggi la giarrettiera è parte integrante dell’abbigliamento di ogni sposa. L’usanza si intreccia con altri costumi: alcune sposine, infatti, non acquistano la giarrettiera, ma aspettano che venga loro regalata. Inoltre spesso le giarrettiere per la sposa hanno all’interno un nastrino blu. In tal modo si rispettano due parti della tradizione che vuole che la sposa indossi, nel giorno del matrimonio qualcosa di blu, qualcosa di regalato, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di vecchio (antico). Anche se quasi tutte le spose indossano la giarrettiera, però, non tutte praticano il cosiddetto “lancio della giarrettiera”, che può essere considerato un po’ come l’equivalente del lancio del bouquet al maschile (lo sposo lancia la giarrettiera agli invitati maschi scapoli e colui che la prende sarà il prossimo a sposarsi).

fonte: www.la-sposa.it

 

Articolo del 24/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 5578 Volte

Banchetto nuziale: la storia, le tradizioni, le usanze.




Il banchetto nuziale è stato, in tutte le epoche e presso tutte le classi, un importante occasione nella quale ai motivi festosi puramente gastronomici se ne intrecciavano altri che di culinario avevano ben poco: ostentazione di potenza e ricchezza, o comunque sforzo di affermazione sociale, elementi rituali e simbolici legati propriamente all’atto nuziale.
Tuttora, più di quanto non si creda, sedendosi a tavola durante un pranzo nuziale si partecipa ad un rito. Ovviamente certi dati sono più evidenti in altre epoche quando le differenze tra i vari ceti erano molto più accentuate: accanto ai banchetti per le nozze tra case regnanti atti a dimostrare potenza e ricchezza ma allo stesso tempo passione per il lusso sfrenato, troviamo esempi di nozze tra contadini che suggellavano il loro patto di nozze con banchetti ben più modesti e lontani da sfarzo e lusso.
In ogni caso, nonostante sfarzo e lusso siano tipici di ogni età, il trionfo del pranzo nuziale scenografico fu quello che si tenne nel 1600 a Palazzo Vecchio a Firenze per il matrimonio di Maria de Medici e il Re di Francia Enrico IV, che rimase nella storia soprattutto per le meraviglie teatrali escogitate dal famoso architetto Buontalenti, e per le statue di zucchero modellate dal Giambologna. Pare che, dopo la frutta, calarono dal soffitto nubi rigonfie con Giunone e Minerva, ed al loro dileguarsi le tavole erano cambiate a vista con altre di specchi e di cristalli, che a loro volta si trasformarono in boschetti con valli, siepi e fontane.
Al Medioevo ed al Rinascimento, epoche in cui allegorie e simbolismi la facevano da padroni in ogni momento della vita umana, risalgono molte delle usanze osservate ancora oggi durante i pranzi nuziali.
Oltre al numero dei convitati, che non deve essere mai dispari, è molto importante la presenza di dolci e zuccherini, gli attuali confetti, come simbolo di un dolce e lieto futuro. Inoltre, non possono mancare alcuni frutti come la mela, simbolo della dedizione della sposa, e la melagrana, simbolo della fertilità.
Devono essere in tavola anche cibi piccanti ed afrodisiaci per propiziare l’atto fisico dell’unione. In tutte le epoche, e nei limiti dei loro mezzi, come abbiamo già detto, anche la borghesia e le classi popolari hanno dato grande importanza ai banchetti nuziali.
Famose, per esempio, nella tradizione popolare Italiana, le cosiddette “Panarde” Abruzzesi, consacrate alla letteratura da Edoardo Scarfoglio e che si svolgono in modo analogo ancora oggi. A loro volta, piccola nobiltà e borghesia agiata di toga e di commercio, non scherzavano. Basti ricordare il banchetto tenutosi a Verzago nel 1569 per il matrimonio di Ippolita Dugnani con il conte Ottavio Giovio, durante il quale furono servite cinque portate rispettivamente di 145, 105, 105, 140 e 110 piatti ciascuna.


fonte: www.giallozafferano.it
in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 26/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 58688 Volte

Le fedi nuziali: storia, tradizioni, modelli, curiosità, francesina, mantovana, incrociata, design



Le fedi devono essere d'oro. Vanno scelte e provate da entrambi gli sposi; l'acquisto, però, sarà fatto dallo sposo che provvederà a portarle in chiesa il giorno del matrimonio (guai a dimenticarle).
Nel caso della cerimonia in chiesa è uso a volte farle portare in un cestino foderato di pizzo bianco da un bambino o da una bambina che precederà gli sposi durante la marcia nuziale verso l'altare.
Il prezzo si valuta in base al valore dell'oro. Le più richieste sono: la francesina , schiacciata sui fianchi e piuttosto bombata, disponibile da tre e quattro grammi e, la fede tradizionale molto più larga della francesina, disponibile da 4, 5, 6 e 7 grammi.

All'interno degli anelli, poi si usa incidere la data di nozze e i nomi degli sposi, servizio che, normalmente, è compreso nel prezzo. Anche le fedi seguono la moda. Si stanno diffondendo sempre più quelle in platino, realizzate da grandi orafi. Ce ne sono di tutti i tipi, realizzate con i tre colori dell'oro, o impreziosite da qualche brillantino.
Ma ricordate che passano di moda e presentano problemi di manutenzione: tendono a consumarsi più facilmente, poiché le montature sono più "piatte" rispetto a quelle tradizionali, e le pietre potrebbero staccarsi. E costano molto di più.

ANELLO: TRADIZIONE E STORIA

Etimologia Dal latino anellus, diminutivo di anus "cerchio". Cerchietto usato per adornare le dita delle mani e, in alcune civiltà, anche dei piedi.
Nel corso dei secoli è stato impiegato con funzioni diverse da quella decorativa: come simbolo di uno stato sociale, come emblema di potere e autorità o come talismano.
Gli antichi egizi saldavano agli anelli sigilli raffiguranti scarabei e geroglifici, mentre i greci indossavano cerchietti d'oro con cammei o incisioni. Presso gli antichi romani l'uso di questi monili era regolato dalla legge: gli anelli dei cittadini liberi erano d'oro, quelli degli schiavi liberati d'argento e quelli degli schiavi di ferro.
Le matrone romane sfoggiavano fedi nuziali cui era talvolta applicata una piccola chiave, segno della loro autorità nella famiglia. Anche i primi cristiani utilizzarono questi gioielli e dal Medioevo in avanti venne adottata la pratica della consegna di un anello a re e vescovi durante la cerimonia di incoronazione o consacrazione.
Per tradizione, i pontefici ricevono tuttora il cosiddetto "anello piscatorio", raffigurante la barca di san Pietro contornata dal nome del papa; l'anello, utilizzato per sigillare le epistole papali, viene spezzato alla morte del pontefice. La popolarità di questo tipo di ornamento raggiunse il culmine nel XVI secolo, periodo in cui si amava indossare su ciascun dito uno o più anelli, dotati di sigillo o più spesso impreziositi da pietre.
Gli anelli nuziali e di fidanzamento hanno origini molto antiche; la consuetudine maschile e femminile di indossare un cerchietto d'oro dopo il matrimonio si affermò tuttavia solo a partire dal XVI secolo, mentre l'abitudine di incidere i nomi degli sposi e la data delle nozze all'interno della vera risale al Settecento.

TIPI DI FEDE: MODELLI E CURIOSITA’


Al giorno d’oggi la moda “detta legge” anche per quanto riguarda le fedi nuziali. Ne esistono, infatti, di tantissimi tipi e modelli. Così gli sposi hanno l’opportunità di prediligere tra diverse alternative, o di far realizzare per sé degli “anelli nuziali personalizzati”.
Ricordiamo inoltre che anche molti famosi stilisti come, per esempio, Gucci, Bulgari o Cartier si sono dilettati nel disegnare gioielli nuziali (le cosiddette “fedi griffate”).
Vediamo alcune delle soluzioni tipiche tra cui poter scegliere : - La “fede classica”: può essere realizzata in oro bianco o giallo. È un anello estremamente semplice, a fascia, con i bordi smussati. - La “francesina” : una delle fedi più scelte dagli sposi. Si presenta molto sottile e leggermente bombata.
Può essere sia in oro bianco che giallo. -
La “mantovana”: di solito realizzata in oro giallo, è un tipo di fede piatta, abbastanza alta e di solito più pesante rispetto agli altri modelli. -
La fede “completamente piatta. - La “fede tradizionale”: di solito realizzata in mezzatinta, con l’arco un po’ schiacciato. - La “fede incrociata”: è un anello a più cerchi, dal design molto moderno. Di solito i vari cerchi che compongono l’anello sono di diversi colori d’oro. - Le fedi in platino: possono essere realizzate in una qualunque delle forme sopraelencate.
Ciò che le contraddistingue è la preziosità del materiale con cui sono fatte, ed il fatto che mantengono in eterno (si dice) la propria lucentezza. -
Fedi con brillante/ brillantino: di norma solo la sposa indossa questo tipo di anello, mentre lo sposo lo sceglierà identico, ma senza il brillantino. La forma di questa fede è spesso semplice, tradizionale, leggermente bombata. Incastonato nell’anello troveremo uno o più brillanti.
Vengono realizzate più che altro in oro bianco.


fonte: www.saleepepe.it


in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 28/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 12757 Volte

Wedding planner: nozze da favola senza stress. Il ventaglio e il libretto per la messa.

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Organizzare matrimoni per professione, come in "Prima o poi mi sposo"

Chiedendo in giro “ma tu sai chi è il wedding planner?” è probabile che vi sentiate rispondere “ah sì, come Jennifer Lopez in quel film dove organizza matrimoni”: il richiamo cinematografico, come al solito, ha un potere evocativo molto forte.

In effetti, a parte rubare il fidanzato alla promessa sposa come succede nel film (scivolone da evitare accuratamente per chi voglia affacciarsi a questa professione), il wedding planner è proprio colui o colei che si incarica di accogliere il desiderio di due persone, e di dargli forma e identità! Chi sceglie questa professione ha di solito una formazione umanistica, un master in organizzazione di eventi e precedenti esperienze in questo settore. Nel nostro paese è da poco che si inizia a ricercare la figura del wedding planner e ad oggi i veri professionisti sono pochi, per questo motivo chi svolge questo lavoro con serietà e competenza non ha difficoltà a crescere nella propria attività che si configura come quella di un libero professionista o più frequentemente di un team di professionisti. Il compenso è infatti definito in percentuale sul preventivo dell’evento, percentuale che varia, ma che solitamente si attesta su un 15-20%. L’aspetto fondamentale e allo stesso tempo più delicato della professione è il primo incontro con la coppia. In questo e nei successivi momenti di ascolto e di scambio il wedding planner assume le vesti di un sensibile e attento regista che con le sue intuizioni creative e le sue abilità organizzative riesce a dare corpo ai desideri della coppia cucendogli l’evento addosso come un prezioso abito di sartoria. Nel concreto questo significa occuparsi di tutto ciò che ha a che fare con il matrimonio, dalle formalità burocratiche, permessi, partecipazioni, registro invitati, alla ricerca del luogo, della scenografia, del cibo e della musica, nonché abiti, acconciature, trucco. Che venga lui richiesto di provvedere a uno solo o a tutti questi elementi, il wedding planner deve saper rispondere a ogni domanda e trovare una soluzione per ogni impasse verso il grande giorno.. Un bravo professionista lavora infatti sulla personalizzazione, poiché le persone che si affacciano alla sua porta sono le più diverse, c’è chi arriva con un progetto già definito e cerca il tempo e la professionalità per realizzarlo, chi invece ha solo l’idea di un’atmosfera che vuole costruire e porta indizi di colori, luoghi, forme, profumi. Qualunque sia l’idea che si sono fatti del momento della loro unione il wedding planner ordisce la trama solida sulla quale questo momento prenderà vita, orchestrando tutte le fasi dell’evento e permettendo ai suoi sposini di godersi la festa… felici e contenti!

fonte: marketing.monster.it

in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello

 

Articolo del 28/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 1194 Volte

Una commissione di esperti ha selezionato le pellicole nostrane (tra il 1942 e il 1978) da custodire



Una commissione di esperti ha selezionato le pellicole nostrane (tra il 1942 e il 1978) da custodire e restaurare, come i beni culturali.
Un patrimonio immenso "Ecco i cento film italiani da salvare" e su tutti vincono Fellini e Visconti Il regista della "Dolce Vita" ha 8 citazioni, quello del "Gattopardo" 6 Tra le attrici c'è cinque volte la Sandrelli: "Così ho rappresentato le donne del mio paese" di CLAUDIA MORGOGLIONE

"Ecco i cento film italiani da salvare" e su tutti vincono Fellini e Visconti

ROMA - Monumenti dell'arte. Patrimonio di spettacolo e di costume. Tesori del nostro Novecento. Strumenti di riflessione. Testimonianza viva di cultura. Non parliamo di architettura, pittura o letteratura. Parliamo di cinema.
E questa è già una bella novità: perché per la prima volta, in maniera organica, i film italiani vengono visti come un vero e proprio tesoro. Qualcosa da proteggere, da conservare, da far vedere ai giovani. Una commissione di esperti, rispondendo all'appello lanciato nel 2006 dalle Giornate degli Autori di Venezia, ne ha selezionati cento. O meglio, 101. In un arco temporale che va dal 1942 al 1978. Dall'alba del neorealismo agli anni di piombo. Cento titoli, cento pellicole, una fetta enorme di creatività made in Italy.
Guardando ai registi, su tutti prevale - e non poteva essere altrimenti
- Federico Fellini. Con sette opere inserite in graduatoria: in ordine cronologico Lo sceicco bianco (1952), I Vitelloni ('53), La strada ('54), Le notti di Cabiria ('57), La dolce vita ('60), Otto e mezzo ('63), Amarcord ('74). Più un ottavo film in comproprietà: Luci del varietà, diretto nel 1950 a quattro mani con Alberto Lattuada (presente in classifica anche con Mafioso e La spiaggia).
In questa competizione tra i cineasti italiani più rappresentativi, al secondo posto, dietro Fellini, troviamo Luchino Visconti, con sei citazioni: Ossessione (1943), La terra trema ('48), Bellissima ('51), Senso ('54), Rocco e i suoi fratelli ('60), Il Gattopardo ('63). Dopo di lui, l'indimenticabile Vittorio De Sica, con Sciuscià (1946), Ladri di biciclette ('48), Miracolo a Milano ('51), Umberto D ('52) e L'oro di Napoli ('54).
A pari merito, sempre con cinque film, un paladino del cinema d'impegno come Francesco Rosi, che piazza in classifica I magliari (1959), Salvatore Giuliano ('62), Le mani sulla città ('63), Il caso Mattei ('72) e Cadaveri eccellenti ('76). Ma questo non vuole dire che la grande stagione della commedia all'italiana non sia presente in massa nella top 100. Anzi.
E infatti, ex aequo con Rosi e De Sica, troviamo il grande Mario Monicelli, con i suoi Guardie e ladri (1951), Un eroe dei nostri tempi ('55), I soliti ignoti ('58), La grande guerra ('59) e Un borghese piccolo piccolo ('77). Dietro di lui, con quattro film, ci sono invece un grande maestro del neorealismo come Roberto Rossellini (con Roma città aperta, Paisà, Stromboli ed Europa 51) e un altro mito della commedia, Dino Risi (Poveri ma belli, Una vita difficile, Il sorpasso, I mostri).
Ma il cinema non è fatto solo di autori. E' fatto anche di volti. Indimenticabili volti d'attore, interpreti straordinari, che hanno fatto la fortuna di registi e produttori. Nella classifica ci sono tutti, e con più di un film: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Totò. Perfino una maschera tragicomica come Paolo Villaggio, presente col primo Fantozzi.
E poi ci sono i volti femminili. Bellissimi, intensi. La Silvana Mangano di Riso Amaro, l'Anna Magnani di Roma città aperta, la Gina Lollobrigida di Pane amore e fantasia, la Sophia Loren di Una giornata particolare e di altre interpretazioni. In questo contesto, però, una citazione particolare la merita Stefania Sandrelli, presente con ben cinque film: Divorzio all'italiana (Pietro Germi, 1961); Io la conoscevo bene (Ettore Pietrangeli, '65); Il Conformista (Bernardo Bertolucci, '70); Novecento (ancora Bertolucci, '76); C'eravamo tanto amati (Ettore Scola, '74). E infatti la diva è presente questa mattina, alla Casa del cinema, alla presentazione ufficiale dei cento film. Selezionati da una commissione di esperti, coordinati da Fabio Ferzetti a nome della Giornate degli autori, che comprende Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gianluca Farinelli, Giovanna Griffagnini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti. Scopo del loro lavoro: "Selezionare cento film da custodire, restaurare, proteggere. Come si fa con i beni culturali". "Sono piena di gioia per essere qui - dice oggi la Sandrelli - questi sono cinque film di cui vado
orgogliosissima: rappresentano l'Italia, le italiane, e anche me stessa, le scelte che ho fatto. Guai a chi me li tocca! Per me insomma questo è un appuntamento un po' cosmico, magico. Del resto, una delle cose di cui vado più fiera è della definizione di 'termometro del cinema italiano' che una volta mi ha dato un critico...". Ultima osservazione. Come in ogni classifica che si rispetti, il gioco di chi non appare, un po' inspiegabilmente, è inevitabile. Si potrebbero citare, tanto per fare degli esempi di grandi esclusi, La ciociara di De Sica; o Ecce Bombo di Nanni Moretti, uscito proprio nel 1978; o Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, forse non preso in considerazione per il cast e le ambientazioni internazionali. O l'intera carriera di Sergio Leone.
Ma il bello delle graduatorie è anche questo.


(28 febbraio 2008)

fonte: www.repubblica.it
 

Articolo del 29/02/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 5216 Volte

Il velo nuziale: antiche e nuove usanze. Tradizione e modernità. Modelli e tipi di velo




L’usanza di indossare il velo nuziale si tramanda da generazioni e generazioni ma pochi di coloro che ne fanno uso conoscono il vero significato ed il vero motivo per cui veniva usato.
Ai tempi degli antichi romani i matrimoni erano spesso combinati dalle famiglie, sia per motivi politici, sia per motivi di interesse. Proprio per questo motivo i due sposi fino al giorno del si non si incontravano e, i genitori degli sposi, coprivano il volto della sposa con un velo in modo da coprire le sembianze reali. In questo modo lo sposo, una volta sull'altare, non poteva più tornare indietro perchè ormai la cerimonia era iniziata.
Col tempo il velo nuziale ha assunto un significato ben diverso.
Esso per un certo periodo ha rappresentato la purezza della sposa, ma al giorno d’oggi viene indossato più che altro come elemento decorativo dell’abito da sposa, una sorta di “di più”.
Si indossa il velo sull’abito da sposa per tradizione o semplicemente per questioni di gusto personale. Quello che pochi sanno è che anche per quanto riguarda il velo della sposa esistono vari tipi tra cui scegliere.
Ad ogni sogno d’altare corrisponde il suo velo. C’è chi si sveglia d’improvviso perchè è inciampata in chilometri di tulle, chi si sveglia quando lo sposo solleva la velina per il bacio, e chi proprio non riesce a trovare il velo ideale.

Ecco un semplice schema sulle lunghezze del velo da sposa, per farvi arrivare all’altare preparate, e coronare il sogno senza inconvenienti.

Velo a velina, scusate il gioco di parole: corto, semplice e reclinabile all’indietro a fine cerimonia.
Velo lunghezza spalle, eventualmente farcibile con la velina di cui sopra.
Velo al gomito: ideale per le spose basse poichè non le avvolge di strati di stoffe e tulle.
Velo da Valzer, detto anche velo al pavimento, lungo quanto basta per l’effetto scenico del mantello mentre ballate, ma corto al millimetro per evitare scivolate.
Velo Cappella: tocca il pavimento e il velo esterno è di solito imbottito da altri due o tre strati interni; effetto bomboniera assicurato.
Velo Cattedrale: pomposo, esagerato, infinito. Il velo per eccellenza, lungo dall’altare almeno a metà della navata.

Buona fortuna nel caso lo scegliate. Quale velo avete scelto o scegliereste? E perchè? Conoscete altri nomi o altre ragioni legate alle lunghezze del velo da sposa?


fonte: www.pinkblog.it
in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 01/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 1302 Volte

Le scarpe della sposa. Moda, consigli e curiosità.




Un'accurata scelta delle calzature sposa da indossare nel giorno delle nozze, presuppone che si presti eguale attenzione tanto all'estetica, quanto alla praticità.

Questo discorso vale soprattutto per la donna, per la quale la difficoltà sta proprio nel trovare calzature da sposa belle (e non è così difficile) e al tempo stesso comode (cosa piuttosto ardua).
Per quanto riguarda il colore, il classico abito da sposa, lungo e chiaro, esige calzature da sposa ton sur ton, ed infatti molti atelier le realizzano utilizzando lo stesso tessuto del vestito. Ma non è strettamente necessario che il tessuto sia identico, ciò che conta è che le tonalità del vestito e delle calzature da sposa siano pienamente in accordo tra loro.
Dunque, se le calzature da sposa verranno acquistate separatamente, è meglio portare con sé un campione della stoffa dell'abito, oppure chiedere di poter trattenere qualche paio di calzature da provare insieme al vestito. Dal punto di vista del modello di calzature sposa il discorso è più complesso. Innanzitutto l'altezza del tacco: è consigliabile innanzitutto considerare la statura dello sposo e di conseguenza scegliere una misura che non faccia apparire la sposa né troppo alta, né troppo bassa rispetto al consorte.
Attenzione a non sottovalutare neppure la propria dimestichezza con i tacchi alti, perché se non si è abituate a portarli, è meglio non esagerare con i centimetri per le calzature da sposa! Al contrario, se si è pratiche e li si sa portare con disinvoltura, e se si addicono alla propria figura e all'abito scelto, ci si può tranquillamente orientare anche su modelli dal tacco vertiginoso.

Scarpe a punta o smussate?

La moda per le calzature da sposa ha visto trionfare punte veramente ardite negli ultimi anni, ma questo non obbliga di certo a non scegliere modelli più squadrati, o, almeno più tondeggianti; se l'abito è classico poi, una punta troppo accentuata diviene addirittura un'evidente stonatura. A seconda della stagione ci si può orientare verso modelli di calzature da sposa più chiusi, veri e propri decoltè, o su scarpe aperte sul tallone, fino ad arrivare a veri e propri sabot. Da evitare, se si vuole essere eleganti, sono i sandali aperti sul davanti, che lascino scoperte le dita. Almeno così era fino a qualche tempo fa.
Oggigiorno, infatti, le sposine osano indossando anche veri e propri sandali, dalla foggia particolare. Si tratta dei cosiddetti “sandali-gioiello”, gettonatissimi soprattutto per i matrimoni che si tengono nel periodo estivo. Il sandalo-gioiello però è sconsigliatissimo per quelle spose che optano per un vestito dallo stile classico-romantico, mentre è l’ideale per abiti dalla linea moderna, stretti o comunque contraddistinti da un tocco di originalità.
La curiosità: In alcune province italiane c’è una simpatica usanza per quanto riguarda le scarpe della sposa.

Le amiche non sposate e/o non fidanzate della sposa mettono una firma sotto le scarpe di quest’ultima prima dell’inizio della cerimonia religiosa.

Durante la giornata e alla fine del ricevimento la sposa controllerà le scarpe “firmate”. Il primo nome che risulterà essersi “cancellato” dalla suola della scarpe è il nome della prossima ragazza che si sposerà/fidanzerà.


fonte: www.corticalzature.it

in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 02/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 2438 Volte

Curiosità matrimonio: un quotidiano ed una tv per le nozze. www.wedding.tv

Curiosità matrimonio: un quotidiano ed una tv per le nozze. Un vero e proprio quotidiano dedicato agli sposi nel giorno delle loro nozze.

E' questa una delle ultime trovate nel mondo dei servizi da matrimonio. “Ideato e diretto dal giornalista francese Stephane Penouel, il "Corriere degli sposi" è un vero giornale, registrato al tribunale di Roma e personalizzato sulle esigenze degli sposi.
Realizzato in tempo reale il giorno stesso delle nozze, il quotidiano propone un reportage corredato di foto, interviste agli amici e ai parenti, articoli, vignette e rubriche, che può essere pubblicato in varie lingue e viene distribuito al termine del ricevimento. “ (fonte http://lab.iulm.it/ ).

Ma non è tutto! In Inghilterra, infatti, è da poco nato “Wedding Tv”, un canale televisivo che si occupa solo ed esclusivamente di matrimonio.
La rete trasmette 24 ore su 24 tutto quello che concerne il mondo delle nozze, compresi ricevimenti e celebrazioni di coloro che vogliono un ricordo “particolare” del proprio giorno speciale. Il canale ha anche un proprio sito (in inglese, www.wedding.tv ) e potrebbe riscuotere un certo successo, se si considera che in Inghilterra il numero dei matrimoni è tra i più alti al mondo.

Per avere un’idea più precisa di cosa sia, e come operi Wedding Tv, guardate qui http://tv.repubblica.it/ .
E voi? Cosa ne pensate?



(fonte: repubblica.it)

a cura della dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 04/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 16765 Volte

difiorefotografi - Caserta, la sposa con il bouquet. Modelli, consigli e curiosità.

Il bouquet è uno degli elementi più importanti nell'intero look della sposa. La tradizione vuole che il mazzo di fiori passi di mano ben tre volte. Sarà lo sposo a farlo recapitare alla sposa e quest'ultima, dopo la cerimonia, lo regalerà ad una fortunata tramite il famoso lancio che indicherà la prossima ragazza o signora che convolerà a nozze. In realtà sappiamo però che sarà la sposa a scegliere fiori, colori e forma per il bouquet in quanto lo sposo non potrà conoscere i dettagli relativi all'abito che indosserà la futura moglie.

La scelta del bouquet deve essere fatta tenendo conto della fisicità della sposa nonchè dello stile e del colore dell'abito. La scelta del fiore predominante nel bouquet può diventare il refrain per tutto il design relativo al party e al banchetto di nozze.

Una sposa in bianco con un bouquet contenente qualche bocciolo di rosa rossa, per esempio, potrebbe suggerire di ripetere la scelta cromatica per le decorazioni dei tavoli e della location in cui avranno luogo i festeggiamenti, per gli addobbi floreali in chiesa, per la macchina e per le damigelle le quali avranno un bouquet più piccolo rispetto a quello della sposa. La scelta dei fiori sarà effettuata non solo per il loro colore ma anche per il significato che la tradizione attribuisce loro. Rosa, fiore d'arancio, calla, giunchiglia, camelia, tulipano, gliglio e molti altri.

Ognuno di loro porta un messaggio preciso. Se si è indecise meglio farsi consigliare dai fioristi che sapranno indicare con competenza la scelta migliore. La forma e la dimensione del bouquet, solitamente rotondo o a cascata, deve assolutamente tenere presente stile e fisicità della sposa. Il portamento della sposa varierà a seconda della forma del bouquet. Una figura alta e snella potà optare per un bouquet più voluminoso o a cascata, per una figura minuta meglio un piccolo bouquet di boccioli.

Fonte: www.chicmagazine.it

in collaborazione con la dott.ssa Liliana Castello

 

Articolo del 04/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 68947 Volte

Le più antiche e dolci leggende sui fiori. La nascita, la storia, il colore, i sentimenti.



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Le più antiche e dolci leggende sui fiori. La nascita, la storia, il colore, i sentimenti che portano alla nascita di un fiore. Emozioni e sensazioni vecchie e nuove.


Da sempre i fiori sono considerati quali oggetti ideali per un regalo, per esprimere un pensiero o uno stato d’animo. Lo sposo dona fiori alla sua amata. Le giovani sposine tengono stretto tra le mani il loro bouquet, scelto con cura. Un bocciolo vuol dire tante cose, tanto che esiste un vero e proprio “linguaggio dei fiori”, com’è noto. Ma non tutti sanno che esistono diverse leggende sui fiori, sulla loro nascita, sul colore che li contraddistingue. Leggende che parlano d’amore, di matrimonio, di gioia e tanto tanto altro. Eccone alcune.

Perché i gelsomini si regalano alle spose in segno di buon augurio
Una leggenda narra che i Gelsomini fossero una pianta di esclusiva proprietà della Famiglia dei Medici e venivano coltivati soltanto nei loro giardini. Un giovane giardiniere rubò una pianta e la regalò alla sua fidanzata, che la mise in terra e la accudì con tanto amore che essa crebbe e fece tanti fiori meravigliosi. I due fidanzati si sposarono e vissero felicemente, diffusero la coltivazione del fiore e l’usanza di regalarlo alle giovani spose come segno di buon augurio.

La storia della “Pratolina”

In primavera i prati si coprono spontaneamente di migliaia di margheritine. Forse non tutti sanno che tale fiore, detto anche “Pratolina” e così comune alle nostre latitudini, ha una storia molto antica. Il suo nome scientifico e’ “Bellis” e deriva da una leggenda. Bellis era la figlia del dio Belus. Un giorno, mentre danzava con il suo fidanzato, attirò l’attenzione del dio della primavera a causa della sua bellezza. Il dio tentò di strapparla al fidanzato, quest’ultimo reagì con violenza e la poveretta, per salvarsi da entrambi si trasformò in una margheritina.
La Pratolina fu molto amata nei tempi antichi. Quando Margherita di Valois, sorella di Francesco I sposò Emanuele di Savoia, fu presentata a corte con un cesto di margherite. Luigi IX di Francia amava tanto questo fiore e si era fatto fare un anello a forma di margherita. Margherita d’Angiò, moglie di Enrico VI d’Inghilterra, era solita far ricamare margheritine sulle vesti dei cortigiani: aperte indicavano la vita, chiuse, la purezza.
In inglese la Margherita si chiama “Daisy” e deriva dall’espressione “Day’s eye”, occhio del giorno.

La nascita della Stella Alpina
Secondo una leggenda svizzera questo fiore sarebbe stato un tempo una fanciulla così bella, pura e nobile di animo che, sebbene desiderata da molti cavalieri, non incontrò mai nessuno degno di diventare suo sposo. Quando morì, ancora non sposata, fu trasportata sulle vette più eccelse delle montagne e trasformata in un fiore che fu chiamato Edelweiss (che significa nobile bianco) e che nasce in luoghi inavvicinabili per gli esseri umani. Poiché dunque per raccogliere questo fiore occorre fatica e coraggio, la frase "cogliere Edelweiss” divenne, per gli Svizzeri, sinonimo dell’ottenimento del più alto e nobile onore che un uomo mortale possa conquistare.

Perché le Rose Gialle sono simbolo di infedeltà e gelosia
L’origine del significato è nella storia del profeta Maometto e della sua favorita Aisha. Poiché egli sospettava che gli fosse infedele chiese all’Arcangelo Gabriele di aiutarlo a scoprire la verità. L’Angelo gli disse di bagnare le rose e, se avessero cambiato colore i suoi dubbi sarebbero stati fondati. Infatti quando Maometto tornò a casa Aisha gli offrì delle rose rosse e lui le ordinò di lasciarle cadere nel fiume. Le rose divennero gialle.

Come nacquero le Rose Rosse
In origine le rose erano tutte bianche. Un giorno Venere, correndo incontro ad uno dei suoi innamorati, mise un piede su un cespuglio di rose e le spine la punsero facendola strillare dal dolore. Le rose, bagnate dal suo sangue, vergognandosi per l’offesa recata a Venere, arrossirono all’istante rimanendo così per sempre.

L’origine del Narciso

La mitologia greca ci tramanda che Narciso era un giovane bellissimo e duro di cuore. Una ninfa, indispettita per essere stata respinta, decise di vendicarsi. Lo portò a specchiarsi in un lago, ed egli, vedendosi riflesso sull’acqua si innamorò perdutamente della sua immagine convinto che fosse quella di una ninfa bellissima. Quando l’acqua del lago si increspò, l’immagine di Narciso scomparve ed egli, convinto di aver perso la sua amata si gettò nel lago disperato e annegò. Cupido trasformò il giovane in un fiore che chiamò Narciso, affinché tutti ricordassero le disgrazie cui porta la vanità e l’egoismo.

L’origine dell'agrifoglio

L'origine dell'agrifoglio si ritrova in una leggenda dei paesi nordici nella quale si narra che quando Baldur morì trafitto da una freccia, cadde proprio su un cespuglio di agrifoglio, allora suo Padre, il dio Odino, decise di ricompensare la pianta che aveva ospitato il figlio al momento della morte trasformandola in sempreverde e riempiendola di bacche rosse.

fonte: www.dilloconunfiore.com

in collaborazione della dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 05/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 10056 Volte

Il galateo delle nozze. Qualche consiglio per un matrimonio all'insegna del bon ton.



Galateo Abito da Sposa

Per il galateo, la sposa può indossare il vestito lungo solo se sposo, parenti, fratelli e testimoni decidono di indossare il tight. In tal caso sono ammessi l'abito con lo strascico e il velo.

Galateo Abito da Sposo
Fino a qualche tempo fa lo sposo non poteva permettersi molti strappi alla regola in fatto di abbigliamento, anche se il bon ton gli concedeva alcune alternative. A un matrimonio solenne non si ammettevano eccezioni: tight di giorno e marsina alla sera.

Galateo Anelli nuziali
, le fedi La tradizione le vuole lisce e sottili in oro giallo, ma se il portafoglio, lo consente nulla vieta una fede in platino o con brillanti, purché all'interno vi siano incisi i nomi degli sposi e la data delle nozze. Unico vincolo: l'anello va assolutamente portato all'anulare sinistro perché fin dall'antichità si pensava che questo dito fosse collegato direttamente al cuore. Nei paesi del Nord Europa la fede nuziale si porta sulla mano destra. Infatti l'uso di questo cerchietto d'oro che sancisce il legame matrimoniale affonda le sue radici nella storia. Di origine germanica e poi passato nelle consuetudini romane, è solo nel tardo Medioevo che viene ufficialmente adottato nelle cerimonie di nozze. Il rituale delle fedi, che devono essere acquistate dallo sposo, non varia tra matrimonio civile e religioso: nel momento "clou" della cerimonia gli sposi si scambiano gli anelli pronunciando la promessa d'amore.

Galateo Lista nozze

La lista nozze, un tempo, non era prevista dal galateo. La sua origine è statunitense ed in Europa era considerata come una cosa volgare. Ai giorni d'oggi, invece, l'usanza della lista nozze si è diffusa ed è stata accettata da tutti. Il suo scopo principale è quello di evitare doppioni inutili nei regali.
L'arte di ringraziare Galateo Ringraziamenti A proposito di regali, quando si ricevono i primi doni, è bene registrarne subito le caratteristiche vicino al nome del donatore sulla lista degli invitati, in modo da poter esprimere, nel biglietto di ringraziamento, la gioia di aver ricevuto proprio quel regalo. Questa menzione sicuramente farà piacere a chi si è dato la pena di sceglierlo e di farlo. I ringraziamenti vanno inviati possibilmente entro due mesi dalla cerimonia, al ritorno dal viaggio di nozze. Conviene anche segnare quelli già fatti, in modo da non confondersi dopo tanto tempo. L'invio delle bomboniere non esclude il ringraziamento di proprio pugno.

Galateo Bomboniere

Alla sposa il compito creativo di sceglierle e ordinarle, ai genitori o alla migliore amica quello di inviarle dopo che gli sposi sono partiti per il viaggio di nozze. Le regole del galateo in fatto di bomboniere sono severe, se si decide di rispettarle: vanno recapitate una ventina di giorni dopo il matrimonio in segno di ringraziamento. Vengono spesso personalizzate con il monogramma degli sposi e sono sempre accompagnate dal bigliettino che riporta i loro nomi e la data delle nozze. Oggi, per praticità, molti sposi le consegnano agli amici durante il ricevimento.

Galateo Cerimonia
e Corteo Semplice o solenne, davanti al sindaco o al prete, la cerimonia impone rituali che sanciscono e rendono pubblico il passaggio della coppia da uno stato ad un altro. Ma, indipendentemente dalle scelte degli sposi sul tipo di cerimonia, alcune regole vanno rigorosamente rispettate.
La sposa entrerà in chiesa al braccio del padre o, in mancanza di lui, del parente più stretto. Al suo ingresso tutti saranno già ai loro posti: nella parte sinistra della chiesa la famiglia della sposa, nella parte destra quella di lui.
Lo sposo sarà già all'altare, insieme ai testimoni, che dovranno sistemarsi a lato degli sposi, a sinistra quelli di lei e a destra quelli di lui. Alla fine della cerimonia lo sposo darà la destra alla sposa e dietro di loro si formerà il cosiddetto corteo: la madre dello sposo alla destra del padre della sposa, la madre della sposa al braccio del padre dello sposo, seguiti dall'allegra scia di fratelli, zii, cognati e amici in festa.

Galateo I Ruoli

Gli sposi
-Ricevono gli ospiti;
-Intrattengono gli ospiti durante i tempi morti del ricevimento;
-Lo sposo può ringraziare tutti gli invitati con un discorso a inizio o fine pasto;
-Anche la sposa può fare un discorso di ringraziamento, dopo lo sposo;
-La consegna di bomboniere e confetti è affidata alla sposa;
-La tradizione impone che siano gli sposi ad aprire le danze, con ballo lento sulla pista da soli;
-Se gli sposi a fine ricevimento vanno via in auto, è tradizione attaccare al paraurti posteriore lattine, palloncini ed altri oggetti rumorosi. Questa usanza deriva dalla tradizione di attaccare le scarpe della sposa alla macchina, per simboleggiare il passaggio di proprietà della donna dal padre al marito.

Il padre della sposa

-Se si vuole seguire il galateo, è il primo a fare il discorso e proporre un brindisi agli sposi;
-Gli spetta un ballo con la figlia al terzo giro di danza. La madre della sposa
-Nel caso in cui gli sposi ritardino a causa del servizio fotografico, è la madre della sposa che riceve gli ospiti; -Può fare, con il genero, il secondo ballo. I genitori dello sposo
-Padre: gli spetta il ballo con la sposa subito dopo che, quest'ultima, ha aperto le danze con il marito. -Madre: lo sposo concederà un ballo alla madre al terzo giro di danza.

I testimoni

-Il testimone principale può tenere un discorso per rispondere allo sposo da parte di tutti gli altri invitati e testimoni.

Invitati

-Dovrebbero restare fino a quando gli sposi non vanno via;
-Possono andarsene prima solo se gli sposi hanno comunicato di voler lasciare la festa dopo gli invitati.


www.simonalucentini.it

a cura della dott.ssa Liliana Castello
 

Articolo del 13/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 1610 Volte

Milano, curiosità e trend per il sì. Sposi: ok in bianco, cerimonia in nave.



Sì al tradizionale abito bianco, ma le nozze si celebrano su una nave da crociera e i fuochi artificiali devono essere accompagnati da un sottofondo di musica classica.
In ogni caso, il giorno del sì è una giornata in cui si corona un sogno d’amore, ma anche un’occasione in cui tutto deve essere perfetto e funzionare senza intoppi.

Organizzare un matrimonio è un lavoro lungo e complesso che richiede, oltre a pazienza e buona volontà, senso pratico e spirito organizzativo. Per fortuna, anche senza ricorrere a specifici professionisti, ci sono tanti modi per alleggerire il carico di lavoro e di stress che comporta la preparazione del “giorno del sì”.
A disposizione dei futuri sposi ci sono numerose manifestazioni in cui viene presentato tutto quello che serve per la giornata delle nozze, dai vestiti al catering alle bomboniere, alle liste di nozze, in modo da farsi almeno un’idea precisa di quello che necessario e delle proposte del mercato.
Una di queste occasioni è MilanoSposi, che si tiene ad Assago, alle porte del capoluogo lombardo, con tutto quello che c’è di più nuovo e trendy per i fiori d’arancio.
La Fiera, oltre a proporre una panoramica completa di tutto il necessario per una cerimonia e una festa perfetta, è anche l’occasione per conoscere i nuovi trend e le tendenze più “cool” per il giorno del sì.

Ad esempio, come spiega l’esperta Simona Polli, direttore di White Sposa, i nuovi mood per il mondo del wedding del prossimo anno segnano alcune conferme e molte novità. Innanzi tutto, l’abito tradizionale si conferma il sogno della maggior parte delle ragazze. Il bianco in tutte le sue nuance continua a farla da padrone, ma non mancano i colori pastello come il rosa cipria, il verde acqua, l’azzurro polvere con qualche intrusione dei colori più decisi come il rosso o l’arancio cangiante.
Sì anche ai dettagli importanti come ricami di strass (ma dosati in modo minimale), drappeggi e scolli. Prevalgono comunque le linee semplici, anche se molto ricercate. Vanno sempre bene le gonne vaporose e i veli grandi che incorniciano il viso.
Per la sposa che vuole concedersi un tocco trasgressivo, o almeno malizioso, ci sono gli abiti a sirena, scolli profondi e spalle scoperte, da abbinare in chiesa a coprispalle coordinati
Anche per lui la moda suggerisce dettagli importanti: ad esempio sotto un abito classico, il gilet e la cravatta possono essere particolari. I colori sono comunque quelli classici di sempre, dal blu, al grigio, ma anche le tinte cangianti come il bronzo o il platino, senza rinunciare a un tocco di color lavanda per gli accessori.
Tra le location per la festa, sono di moda gli antichi castelli o le dimore storiche, mentre per i mesi primaverili o dell’estate tanti sposi scelgono gli agriturismi, specie se si trovano in località di fascino e di interesse paesaggistico.
Molto trendy è anche organizzare la cerimonia a bordo di una nave da crociera, dove il comandante può, a tutti gli effetti, celebrare il rito nuziale.
In questo caso, la cerimonia, la festa successiva e il viaggio di nozze si svolgono in un’unica location. Se il matrimonio si svolge di pomeriggio, la sposa dopo la cerimonia può cambiarsi d’abito, sostituendo il vestito bianco e classico della cerimonia in chiesa con un abito da sera, più sexy e colorato, per la festa. Anche lo sposo può cambiare mise e passare dall’abito da cerimonia allo smoking. Al termine della festa l’eventuale spettacolo pirotecnico è di particolare effetto se accompagnato da musica classica.


fonte: www.tgcom.mediaset.it
 

Articolo del 15/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 23984 Volte

I confetti - La storia, le tradizioni, le curiosità sul dolce da matrimonio per eccellenza - colori



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La parola confetto deriva da “confectum”, participio passato di conficere, ossia preparato, confezionato. Nel Medioevo ci si riferiva con questo termine alle confetture o alla frutta secca ricoperta di miele, non al confetto così come lo conosciamo oggi.

Ma allora quando nasce il confetto?

Questa è una domanda a cui non è facile rispondere, è davvero difficile collocare in un’epoca ben precisa la nascita di questo dolciume. Sembra che il primo confetto fosse indirizzato a fini terapeutici (il preparato medicinale era ricoperto da un guscio dolce, per renderlo più gradevole ), e pare che sia stato inventato da un arabo di nome Al Razi. Al di là, però di questa piccola curiosità secondo alcuni storici la nascita del confetto risale al 1200 periodo in cui mandorle anici ecc venivano ricoperte da uno strato di miele indurito, quindi questi prodotti rappresentano l’antenato del confetto così come lo conosciamo oggi. Questi dolcetti erano molto apprezzati dalle famiglie nobili che di solito li conservavano in dei preziosi cofanetti decorati che successivamente avrebbero dato vita alle bomboniere ( circa due secoli più tardi ). Di tali prodotti si ha notizia a Venezia a partire dal 1200 (come già evidenziato) dove arrivavano dai mercati dall’estremo oriente, era, infatti, in uso nell’impero bizantino gettare questi dolcetti dai balconi nobiliari sul popolo festante durante i festeggiamenti carnasciali.

Ma se andiamo ancora più indietro nel tempo secondo alcuni l’origine dei confetti è da far risalire addirittura al periodo romano, quando per festeggiare nascite e matrimoni si usava lanciare dei bon bon realizzati con anime di mandorle, miele e farina.

Fino adora però si è parlato di confetti fatti col miele non con lo zucchero e questo perché dobbiamo aspettare il tardo 400 quando lo zucchero venne esportato dalle Indie occidentali. Da quel momento in poi diventerà protagonista assoluto nel processo di dolcificazione, relegando il miele ad un ruolo marginale. Poeti e scrittori come Il Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli,e D’annunzio hanno citato i confetti come dolci che arricchiscono pranzi importanti e cerimonie solenni, ed inoltre non dobbiamo dimenticare che ad ogni festività corrisponde un colore di confetto differente. La tradizione vuole che il confetto usato per il matrimonio sia bianco, ad indicare la purezza della sposa. Il rito del lancio dei confetti all’uscita del corteo dalla chiesa veniva chiamato “sciarra”, ossia rissa, riferito ai ragazzi che dopo il lancio accorrevano a raccogliere i dolci creando confusione. Nel battesimo i confetti invece saranno rosa per le bambine, ad indicare il colore del sangue e quindi la fertilità femminile, e azzurri per i maschietti ad indicare il colore del cielo e quindi la futura elevatezza morale. Alle nozze d’oro i confetti color oro , a quelle d’argento i confetti argentati, per la laurea rossi, per le promesse di matrimonio verdi e via di seguito.

Per quanto riguarda il matrimonio, non tutti sanno che per secondo una vecchia tradizione, ogni anniversario c’è un diverso colore di confetto. Ve lo proponiamo di seguito.

I colori dei confetti nella tradizione

1 Anno - Nozze di Cotone : Rosa

5 Anni - Nozze di Seta: Fuxia

10 Anni - Nozze di Stagno: Giallo

15 Anni - Nozze di Porcellana: Beige

20 Anni - Nozze di Cristallo: Luce

25 Anni - Nozze d' Argento: Argento

30 Anni - Nozze di Perle: Mare

40 Anni - Nozze di Smeraldo: Verde

45 Anni - Nozze di Rubino: Rosso

50 Anni - Nozze d'Oro: Oro

fonte: www.crispoconfetti.com

 

Articolo del 15/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 35442 Volte

Il lancio del riso al Matrimonio - Storia, origini e significato di un'usanza matrimoniale diffusa.

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Santa Maria del Parto a Mergellina
Napoli, Chiaia via Mergellina 21

L’usanza del lancio del riso sugli sposi ha origine dalla tradizione cinese: un’antica leggenda narra che il Genio Buono, alla vista dei contadini colpiti da una grave carestia, sia stato mosso a pietà e abbia chiesto loro di irrigare i campi con l’acqua del fiume in cui egli disperse i propri denti. L’acqua trasformò i denti in semi, da cui germogliarono migliaia di piante di riso, che sfamarono l’intera popolazione. Il riso da allora divenne simbolo di abbondanza e prosperità e lanciarlo sugli sposi equivale ad augurare loro un futuro di felicità e soddisfazioni. C’è anche chi sostiene, invece, che l’usanza del lancio del riso abbia origini Romane. Si dice, infatti, che per tradizione nell’Antica Roma si lanciasse del grano sugli sposi (sempre come augurio di fertilità). Il “cambio di cereali” è avvenuto nel momento in cui il riso è diventato più reperibile del grano (avere del riso in casa è semplice…reperire del grano potrebbe essere un problema). Ma questa seconda ipotesi riguardo alla tradizione del lancio del riso sugli sposi è meno certa rispetto alla prima.

Al giorno d'oggi per quanto riguarda il lancio del riso, ci sono diversi elementi di novità. Per esempio il riso è sempre più spesso colorato e non più bianco e semplice, e viene distribuito agli invitati, fuori dalla chiesa in appositi contenitori (coni, borsette, sacchettini portariso) acquistati, o addirittura creati a mano dalla sposa stessa. Per coloro che non amano particolarmente il riso, esso può essere rimpiazzato dal lancio di coriandoli o di petali di fiori (rigorosamente coloratissimi).

E' molto in voga, inoltre, sostituire il riso con delle bolle di sapone, magari in flaconcini personalizzati col nome degli sposi. In tal modo poi, gli invitati avranno anche un ricordino simpatico, oltre alla bomboniera, da portare a casa.

fonte: www.answers.yahoo.com

 

Articolo del 17/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 1334 Volte

Biagio Antonacci - Fotografia (Inedito mai pubblicato)



Questa canzone è stata scritta e registrata da Biagio Antonacci nel 1991, ma non fu mai pubblicata.

Nel 2007 è stata aggiunta come bonus track nel CD "Vicky Love", ma non è presente nella tracklist. E' inserita dopo i saluti finali nella track numero 11.

Il video è montato su alcuni spezzoni del film "Lezioni Di Piano".
 

Articolo del 20/03/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 4998 Volte

La Musica al Matrimonio - Origini, Tradizione e Consigli. Wedding - fotografi napoli



La musica è uno degli elementi fondamentali in un matrimonio. Essa contribuisce a creare l’atmosfera desiderata dagli sposi e a scolpire, sia nelle loro menti che in quelle degli invitati, ricordi indelebili del giorno delle nozze.

È molto importante, dunque, scegliere la musica giusta. In primo luogo, essa dovrebbe adattarsi allo stile della cerimonia e del ricevimento in generale.

Le origini della musica ai matrimoni sono molto antiche. La tradizione racconta che la prima marcia nuziale fu voluta, per le proprie nozze, dalla principessa Victoria, figlia della regina Vittoria d'Inghilterra, nel 1858.

È sempre consigliabile, per gli sposini, rivolgersi a professionisti del settore per garantirsi un risultato all’altezza dell’evento che si sta andando a festeggiare. Per quanto riguarda la musica durante la celebrazione del rito (sia esso religioso o civile), gli strumenti privilegiati dalla maggior parte delle coppie sono il violino, il violoncello, l'arpa e l'organo, considerato un po’ il “re degli strumenti per le cerimonie nuziali”. Il programma musicale può essere vario, ma di norma i brani fondamentali sono quelli eseguiti all’ingresso della sposa e durante lo scambio degli anelli.

Valeria Scotti ci spiega che “ Wagner, Schubert, Vivaldi, Handel e Bach, sono alcuni degli autori classici che gli sposi solitamente scelgono. I loro brani sottolineano i momenti più toccanti della cerimonia. Il galateo comunque consiglia alcuni brani "standard" da inserire tra le proprie musiche da matrimonio. La marcia nuziale di Richard Wagner accompagna l'ingresso in chiesa della sposa; la marcia nuziale di Felix Mendelssohn invece, annuncia l'uscita degli sposi dalla chiesa. Una volta terminata la cerimonia, ci si sposta verso il luogo scelto per il ricevimento. La musica da matrimonio ci accompagnerà anche lungo questa seconda parte della giornata. Va dunque scelta con molta cura. Al ricevimento è possibile essere un po' meno rigidi e formali riguardo la musica da matrimonio, ma sempre e comunque attenti al buon gusto.”

Che si tratti di una villa, di un ristorante o di un hotel, ormai tutte le strutture che accolgono ricevimenti di nozze sono attrezzate per ospitare dei musicisti. Alcune, poi, propongono loro stesse agli sposi diverse soluzioni musicali tra cui scegliere. Ad ogni modo, sia che si scelga il classico intrattenimento “piano-bar”, sia che si preferisca un caratteristico quartetto jazz, o un’altra delle innumerevoli proposte dell’attuale panorama musicale, il repertorio dovrebbe essere sempre abbastanza vario, in modo da riuscire ad accontentare un po’ tutti gli invitati.

Fonte: www.dailyroma.it

 

Articolo del 03/04/2008 Pubblicato in Consigli-Curiosità Letto 34454 Volte

Matrimonio in Stile Americano - Usanze, tradizioni e curiosità dei matrimoni in America - U.S.A.

I matrimoni lampo per eccellenza sono considerati quelli celebrati in alcune zone degli Stati Uniti d’America. A Las Vegas, per esempio, ci si sposa in qualsiasi momento in meno di un minuto e per pochi dollari, ma in America ci sono anche gli Amish, gente seria, che non scherza. In primo luogo si sposano solo in novembre e dicembre, quando i lavori agricoli sono fermi così non si spreca tempo utile, mai di sabato e di domenica che sono sacri. Cerimonia semplicissima, senza fedi, con la sposa è in blu o violetto, senza velo, il vestito se l'è cucito da sola e lo indosserà in seguito per recarsi alla messa domenicale. Regali? Piatti e stoviglie per lei, arnesi da lavoro per lui.

A New Orleans sono un po' più briosi, cerimonia allegra: musiche e danze e due torte nuziali: una solo per lo sposo e la forma deve richiamare la sua professione, l'altra dalla forma più tradizionale per la sposa. Tradizionale sì, ma con dieci nastri che pendono e che infilandosi nella torta nascondono dieci oggetti. La sposa invita le amiche nubili a scegliere e tirare un nastro, l'oggetto che lo seguirà permetterà di scoprire cosa riserva loro il futuro. Chi si ritrova tra le mani due anelli si sposerà, chi trova un ditale resterà zitella! Si spera che la "previsione" infausta duri solo fino al prossimo matrimonio e alla prossima torta con sorpresa.

Ad ogni modo i matrimoni Americani sono carichi di tradizioni almeno quanto quelli europei. Una figura importante per le Nozze Americane è quella della “damigella d’onore” (bridesmide). Le damigelle d’onore possono essere più di una e di solito sono delle grandi amiche della sposina. I loro abiti devono essere molto eleganti, uguali tra loro, o perlomeno simili (ma di norma si preferisce che abbiano abiti assolutamente identici), e devono richiamare in qualcosa l’abito della sposa, oppure il colore-tema scelto per il matrimonio. È la sposa stessa a scegliere tali abiti da cerimonia insieme alle damigelle e a pagarli per loro. La damigella d’onore precede la sposa nel suo ingresso in chiesa con tanto di bouquet e spesso funge anche da sua testimone.

In America, inoltre, accade molto di rado che gli sposi restino a festeggiare con amici e parenti fino alla fine del ricevimento nuziale. Essi, infatti, partono per il viaggio di nozze verso la metà della festa. Ci penseranno i rispettivi genitori e parenti ad intrattenere gli ospiti e a consegnare, ove siano previste, le bomboniere. Un’altra abitudine considerata tipicamente Americana, ma praticata anche nei Paesi Anglosassoni in genere, riguardo alle nozze ed ai ricevimenti, consiste nell’organizzare la festa per il matrimonio direttamente a casa di uno dei due sposi (se il giardino lo permette), avvalendosi di catering altamente specializzati e montando gazebi e tendostrutture che creano un’atmosfera magica.

Molti americani, inoltre, specialmente tra i ceti più elevati, si avvalgono della competenza e della professionalità di Wedding Planner nell’organizzazione del Matrimonio e del ricevimento. Un ‘abitudine, quest’ultima che sta prendendo piede anche qui in Italia. E non è la sola. Sono infatti parecchie le usanze matrimoniali americane o comunque straniere che sono state “esportate” e vengono praticate, negli ultimi tempi, anche qui da noi. Il tutto per garantirsi un Matrimonio all’insegna della classe e dell’eleganza, ma anche dotato di una punta d’originalità.

Il must degli ultimi tempi, infatti, è: stupire, ma con stile!

fonte: www.arcobaleno.net

 
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